Gli stili cognitivi e le mappe concettuali

aprile 9, 2009 · Archiviato in Formazione, Scuola 

Gli stili cognitivi e le mappe concettuali

Negli ultimi anni le scienze che si occupano di didattica e processi mentali hanno disegnato nuove geografie per la definizione di quel processo cognitivo indispensabile per la specie conosciuto sotto il nome di apprendimento.

La definizione univoca precedentemente ricercata nelle scienze è stata abbandonata per essere sostituita da un approccio che studi le innumerevole sfaccettature e come i diversi aspetti di questo processo si integrano in luoghi e tempi diversi.

In questo contesto ci occupiamo del concetto di stili cognitivi e mappe concettuali nella didattica contemporanea…

Oggi parlare di stili cognitivi in un contesto di specialisti della didattica può sembrare addirittura banale, ma ci si rende conto, osservando un orizzonte più largo, come questo concetto rivoluzionario non abbia ancora trovato una sua dignità ed un suo riconoscimento nella didattica e nelle metodologie, sia nella formazione in presenza che nella formazione a distanza.

Iniziamo quindi dalla definizione. Per stile cognitivo si intende una modalità di apprendimento, ad esempio visiva, uditiva, tattile e via dicendo. Le classificazioni dipendono dall’orientamento al quale si appartiene, infatti uno stile cognitivo visivo può non significare nulla se ci occupiamo delle diverse forme in cui esso può suddividersi.
Generalmente quando si parla di stile cognitivo si presuppone la possibilità che individui diversi possano avere delle preferenze nella modalità di apprendere uno stesso contenuto didattico.

Ad esempio Carlo può preferire leggere un lungo articolo tecnico per capire una particolare architettura tecnologica, mentre Francesco può preferire uno schema tecnico dettagliato per capire la stessa architettura. E’ a partire da questi esempi emersi durante lunghi studi nel campo della didattica, della psicologia e delle neuroscienze che gli studiosi hanno cominciato ad indagare e riconoscere che ognuno di noi può avere una preferenza che ci aiuta ad apprendere meglio un argomento e spesso in modo più efficace.

Gli effetti sulla didattica della definizione di questo concetto in ambito scientifico non possono di certo essere analizzati qui, dato che risulta evidente quanto questa “semplice” constatazione possa richiedere una ristrutturazione del concetto di didattica e in particolare del concetto di valutazione.

La valutazione infatti presuppone che, se prendiamo 2 studenti da valutare, essi debbano essere messi nelle stesse condizioni di apprendimento prima di essere valutati. Ma se forniamo loro un identico modo di rappresentare un contenuto, la scienza oggi ci dice che uno studente potrebbe essere avvantaggiato rispetto all’altro.

Al di fuori dell’ambito della valutazione, risulta interessante il fenomeno della tecnica delle mappe concettuali come strumenti di presentazione e sintesi di argomenti anche estremamente complessi che offrono un quadro esaustivo delle relazioni e dei concetti essenziali offrendo a chi lo scrive e nello stesso tempo a chi lo legge una interpretazione veloce ed intuitiva.

La diffusione delle mappe concettuali ha avuta negli ultimi anni un’evoluzione fino a differenziarsi in base alle particolarità di questi schemi inizialmente scarni. Ma l’aspetto principale che vogliamo qui evidenziare risiede proprio nella complessità delle metodologie che stanno emergendo a fronte di una maggiore conoscenza dei processi di integrazione e apprendimento.

A fronte di questa complessità ci si può rendere conto di come i risultati di una metodologia come quella delle mappe mentali risulti invece ad una lettura veloce estremamente essenziale.

>> Andrea Petrosellini

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