La formazione che premia in occupazione
I dati dell’Istat – l’Istituto che si occupa di raccogliere ed elaborare i dati sociali ed economici della nostra popolazione – vanno sempre letti con attenzione, poiché le interpretazioni possono distorcere ogni significato oggettivo, qualora esista, a partire da una rapida lettura di dati quantitativamente rilevanti, se non supportati da indagini qualitative, contestuali, o più semplicemente di spiegazione. Ma per fortuna, i dati Istat non sono sondaggi e anche quando si parla di inserimento nel mercato del lavoro, considerando come variabile (indipendente) d’influenza l’Università frequentata, si possono, con cautela è ovvio, proporre generalizzazioni più o meno univoche.
Sull’argomento, infatti, l’Istituto nazionale di Statistica ha pubblicato dei dati quantitativi e qualitativi che riguardano la situazione occupazionale dei neolaureati in diverse discipline.
Inutile a dirsi che le facoltà maggiormente favorite in prospettiva occupazionale sono quelle tecniche: le lauree che assicurano maggiori chance di lavorare sono rispettivamente quelle dell’area ingegneristica (l’81,3% lavora entro i tre anni dal conseguimento del titolo), seguite da quelle afferenti all’area astratta di chimica e scienze farmaceutiche (a lavorare entro i tre anni dal conseguimento del titolo sono il 73,7% dei laureati). Dopo queste facoltà si posizionano quelle di orientamento statistico ed economico, che hanno un placement del 65,7%.
Sfavorite invece le solite lauree in Giurisprudenza, Scienze Politiche, Lettere, Filosofia, Medicina. Mentre stabili, e tendenzialmente in crescendo sono le lauree in Architettura e quelle del gruppo politico sociale (come quelle in Comunicazione): di essi lavora il 73,7% con un stipendio medio di circa mille e duecento euro al mese (poco al di sotto, circa 100-150 euro delle professioni ingegneristiche ed economiche).
Storia a sé stante la fanno le discipline sanitarie: scienze infermieristiche, ostetricia, logopedia, tecnici vari di laboratorio, reparto o sala operatoria e così via, il cui inserimento entro i tre anni arriva anche al 95%, anche se le prospettive di crescita futura (a livello professionale) rimangono quasi a zero.
È bene ricordare che le lauree che danno più opportunità sono quelle di lungo corso, il che se ne dica, poiché fanno andare avanti negli anni. Quindi fare la triennale e dopo specializzarsi tramite il biennio formativo è sempre più necessario. Tutta un’altra questione è la corsa all’iscrizione al Master, che apre nuovi ed avanzati orizzonti, ma solo a pochi.
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