No alla scuola del buonismo. E iniziano gli esami

giugno 27, 2009 · Archiviato in Scuola 

No alla scuola del buonismo. E iniziano gli esamiMariastella Gelmini, Ministro alla Pubblica Istruzione, è stata chiara: l’insegnamento non deve essere buonista e permissivo. Esso deve coinvolgere gli studenti, apprezzarne gli impegni e punire chi, nonostante gli sforzi del docente, non riesce a stare al passo con i programmi. La scuola modello 1968, insomma, non ha più spazio in questo particolare periodo.
Questa presa di posizione, però, è scaturita da una particolare vicenda, che riguarda da vicino gli studenti. Si è giunti, infatti, anche quest’anno all’ora X, ovvero agli esami di maturità che coinvolge oltre 500 mila giovani in tutta Italia. Come ogni anno, impazza il toto tracce, l’ansia per le prove, l’immedesimazione delle vecchie generazioni. Un dato su tutti, però, ha influenzato tantissimo le discussioni di giornalisti ed opinione pubblica: ovvero quello che riguarda la percentuale di studenti non ammessi alla prova finale o non ammessi semplicemente agli anni successivi.
Gli studenti bocciati alle scuole medie, infatti, risultano ben 70 mila, il doppio dello scorso anno, esami di licenza esclusi ovviamente. Mentre ancora più dure sono le informazioni che provengono dalle scuole superiori. Qui ben il 42,2% dei ragazzi non ha superato l’anno, ovvero il 28,6% è in stato di sospensione, cioè ha dei debiti formativi che dovrà recuperare a settembre; mentre il 13,6% non è stato proprio ammesso all’anno successivo e alla classe superiore. Le maggiori bocciature si sono segnalate nei primi due anni di scuola media superiore.
Nel frattempo, le classi degli ultimi anni iniziano gli esami finali, con qualche novità. Non proprio sostanziali. Innanzitutto ci sarà una maggiore attenzione al singolo curricula degli studenti, che verrà valutato prendendo a modello gli ultimi tre anni di scuola. Mentre assai importante la condotta: essa farà media e quindi i ragazzi meno educati rischiano di veder vanificato l’impegno sui libri, qualora le due cose viaggiassero separatamente.
Maggiore trasparenza, invece, è prevista per la pubblicazione dei risultati. Infatti, secondo il Garante della Privacy, essi non sono dati sensibili, per cui pubblicarli non va incontro a nessun problema normativo.

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