Life long learning: opportunità o …?

giugno 21, 2010 · Archiviato in E-learning 

Formazione per tutta la vita, formazione a distanza. In una parola: e-learning. Un termine che racchiude in sé sia la possibilità di una formazione comoda, a distanza e a costo ridotto, oppure un termine usato per attirare e vendere? La formazione a distanza in Italia è un terreno ancora in salita, nonostante l’aumento del numero delle università telematiche (e purtroppo, anche di quelle poco serie, che rilasciano titoli solo dietro pagamento ma senza formare gli studenti), nonostante sia in crescita il numero di servizi che offre contenuti a distanza.
Ormai la formazione che dura tutto l’arco della vita è una necessità, anche per mantenersi competitivi nell’ambito lavorativo ed aggiornare le proprie competenze e conoscenze. Sono due le tesi riguardo l’e-learning.
Chi lo appoggia, sostiene che sono proprio le università on line e le loro relative piattaforme di contenuti (una per tutti, moodle) che sono punto nevralgico di formazione. On line si riescono a raggiungere gli studenti che non possono frequentare o i lavoratori, e i siti sono collettori di informazione, di semplificazione normativa e di abbattimento delle burocrazie (per esempio, con le nuove verbalizzazioni on line e la firma digitale). Gli atenei evolvono on line e creano sinergie in modalità open access, a volte senza nemmeno un costo di entrata, come nel caso della Federico II di Napoli che ha lanciato Federica, la piattaforma completamente free dell’ateneo, in collaborazione con Apple e I Tunes. E poi ci sono social network, che hanno sostituito i forum e spesso anche le bacheche on line. Spesso, anche un profilo di Twitter o Facebook diventa un modo per il docente di valutare i rapporti interpersonali. On line ormai sono le biblioteche, per poter avere pubblicazioni e libri da scaricare e leggere comodamente, o le possibilità per apprendere le lingue straniere, ormai indispensabili nel mondo globalizzato. E spesso, on line significa anche gratis, come nel caso del progetto Trio della Regione Toscana. Risparmio garantito ma formazione comunque.
Dal punto di vista di chi invece è contro la formazione a distanza, c’è il fatto che –pur credendo nelle sue potenzialità - c’è dapprima la necessità di sostenere le strutture fisiche, di aiutare la formazione in presenza, le modalità “tradizionali” di apprendimento. L’e-learning deve essere solo un eventuale valido supporto. Insomma, aiutare la formazione che prevede il contatto umano in un mondo che sembra sempre più depersonalizzato e asettico. Inoltre, e-learning sì ma con criterio: è purtroppo il problema del proliferare esponenziale di atenei on line, che si affiancano alle università telematiche più serie. Anche questi rilasciano titoli, spesso non accreditati e al limite della legalità. Questo vale soprattutto per enti equiparati, che scadono nell’illegalità. Non si stanno demonizzando gli atenei o i corsi on line: si stanno solo stigmatizzando gli enti non seri, che chiedono soldi senza rilasciare opportune garanzie e che non rilasciano una formazione: è un invito a porre attenzione e valutare attentamente i percorsi che si scelgono. Gli atenei on line in Italia, infatti, sono solo 11; purtroppo, molti altri invece rilasciano titoli a pagamento senza preparare gli iscritti, che così poi vanno a confluire nella massa di giovani laureati senza occupazione, non avendo competenze spendibili all’atto pratico. Un indizio per scovare gli enti poco professionali? Il numero di laureati. Se negli atenei tradizionali circa la metà degli studenti è in regola, negli atenei “a pagamento” on line la percentuale sale vertiginosamente. Una velocità che, se associata al tipo di studenti che solitamente scelgono corsi on line – lavoratori a tempo pieno, adulti e in genere persone impossibilitate a seguire un corso universitario ordinario – triplica i sospetti. In definitiva, e learning sì, perché è un’opportunità, ma non deve rappresentare l’alternativa.
Non cogliere questa opportunità farebbe restare indietro l’Italia, come purtroppo già è rispetto al panorama europeo e internazionale, ma di certo non si può arrestare il progresso.

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