Correre fa bene al cervello
Che svolgere attività fisica facesse bene, era risaputo; che aiutasse l’apprendimento, è una scoperta recente.
Gli antichi quando dicevano “mens sana in corpore sano” avevano avuto la vista lunga, e infatti chi corre ogni giorno stimola la crescita di nuovi neuroni. Questa abitudine, se ripetuta ogni giorno, diventa quasi una “dipendenza”, come dimostrato da uno studio condotto sui topi corridori e pubblicato sulla PNAS, la rivista dell’Accademia Americana delle Scienze. Il running – così si chiama l’abitudine a correre frequentemente – e in genere l’esercizio fisico frequente ha profondi benefici sulle funzioni cognitive. Anche per gli anziani, dove l’esercizio si accompagna ad un rallentamento dei problemi di memoria che accompagnano la terza età.
Insomma, correre aiuta ad apprendere e memorizzare perché provoca dei cambiamenti dell’ippocampo, ossia proprio il centro della memoria, perché si aumenta la produzione di fattori neurotrofici, una sorta di “cibo” per il nostro cervello. Inoltre, si aumentano sia la vascolarizzazione cerebrale, cioè l’irrorazione col sangue del cervello, la neurogenesi, ossia la nascita di nuovi neuroni, e la plasticità neurale. Generando un complessivo senso di euforia, grazie alla produzione di anandamide, una molecola che, secondo lo studio, contiene le stesse proprietà dei tetracannabinoidi rilasciati dalla marijuana, ma senza gli effetti negativi delle droghe. Gli studiosi del Georgia Institute of Technology e dell‘Università di Irvine che hanno condotto lo studiosi spiegano tutti questi fattori con una sola ricetta, che chiamano l’euforia del corridore già dagli anni Settanta. Questa euforia nasce dal fatto che il nostro cervello risponde a tutte le sollecitazioni offerte dalla corsa come se dovesse proteggersi dal dolore e per cercare di sopportare le sollecitazioni fisiche e muscolari che s hanno durante l’attività fisica.
Senza contare che correre è anche gratuito, per cui non si hanno veramente scuse per non farlo.
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