Più formazione per ridurre gli sprechi
Nel nostro Paese vengono stanziate somme ingenti per la formazione professionale, soprattutto di categorie deboli come giovani, lavoratori atipici e disoccupati, ma quanti di questi soldi vengono effettivamente spesi con criterio, per corsi che abbiano una reale ricaduta occupazionale e che servano davvero a chi li segue e non solo ai formatori e agli organizzatori? A chiederselo sono in molti, ma a farlo in modo serio ed analitico ancora troppo pochi, tra questi la regione Abruzzo che a settembre indagherà sugli sprechi nel settore della formazione e, in particolare su quali e quanti siano gli insegnamenti, spesso inutili, che ancora vengono impartiti presso le strutture di formazione accreditate regione, ma che servono solo a remunerare i formatori, qual è l’effettiva richiesta da parte del mercato delle persone formate e in quali settori?
Nella Regione Abruzzo, lo scorso anno, con una delibera del luglio 2009, erano già stati rivisti tutti i criteri di accreditamento degli enti di formazione. Ma ora è il caso di verificare quali sono stati i risultati di questo riordino.
L’esigenza primaria a cui punta la regione è adeguare la formazione alle reali necessità degli individui e della società, così da ridurre gli sprechi, in modo che più formazione torni a significare più ricchezza.
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